PALERMO (Reuters) - La polizia ha arrestato questa mattina nei pressi di Palermo Salvatore Lo Piccolo, un boss latitante da oltre vent'anni e che è stato indicato come il nuovo capo di Cosa Nostra insieme a Matteo Messina Denaro, dopo l'arresto di Bernardo Provenzano.
Oltre a Lo Piccolo, 65 anni, accusato di essere il capo del mandamento mafioso di Resuttana San Lorenzo, gli agenti hanno arrestato il figlio Sandro, anch'egli latitante e che secondo gli inquirenti sarebbe uno dei capi emergenti della mafia, e due altri presunti esponenti mafiosi, Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo, rispettivamente indicati come "reggenti" di Brancaccio e di Carini.
Due persone, proprietari della casa dove sono stati bloccati i Lo Piccolo, sono stati arrestati per favoreggiamento, ma i loro nomi non sono stati resi noti dalla polizia.
L'operazione è scattata intorno alle 9.30 di oggi a Giardinello, una località nel Comune di Carini, a pochi chilometri dal capoluogo siciliano. Gli agenti della "sezione catturandi" hanno circondato la villetta dove padre e figlio si nascondevano, intimando la resa. I due si sono barricati nel garage, ma quando gli agenti hanno sparato alcuni colpi di avvertimento si sono arresi senza provare a reagire -- come del resto non hanno reagito neanche i due altri esponenti mafiosi, uno dei quali aveva una pistola su di sé.
In casa, gli inquirenti hanno trovato armi, soldi e alcuni "pizzini", messaggi personali destinati a sottoposti e conoscenti, lo stesso sistema usato per anni da Provenzano per comunicare con l'organizzazione e i suoi complici.
Al momento di essere ammanettati e trasferiti in carcere, dicono fonti della polizia, Sandro Lo Piccolo è scoppiato in singhiozzi e ha gridato "ti amo, papà" al padre Salvatore.
QUASI 25 ANNI DI LATITANZA.
La latitanza di Salvatore Lo Piccolo, nato a Palermo nel luglio del 1942, era cominciata nel 1983. Nel 1992 era stato diramato un mandato di cattura internazionale. Dal 1998 l'uomo era ricercato anche per concorso in omicidi, omicidio, associazione di tipo mafioso e altri reati.
Il figlio Sandro, 32 anni, condannato all'ergastolo, era ricercato a livello internazionale dal 2000. Dal 1998 era nel mirino degli investigatori per omicidio e altre accuse. Dal 2001 per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione.
Padre e figlio erano inseriti nella lista dei "latitanti di massima pericolosità" della polizia criminale.
L'arresto di Lo Piccolo è stato salutato con soddisfazione dal ministro dell'Interno Giuliano Amato.
"E' un risultato di straordinaria importanza", ha detto il numero uno del Viminale in una nota. "E' un risultato importante perché, dopo le operazioni che hanno portato all'arresto di Provenzano e poi dei suoi più stretti collaboratori, dimostriamo di riuscire a colpire ripetutamente i vertici di Cosa Nostra. E nessuna organizzazione può sopravvivere a lungo ritrovandosi continuamente senza i propri vertici. Non dare tregua alla mafia vuol dire proprio questo".
Amato ha ricordato che "i boss Lo Piccolo erano un punto di riferimento diretto della rete che esercita il controllo sull'apparato economico siciliano. Colpire questa rete è e resta fondamentale. Da oggi l'economia siciliana può sentirsi un po' più libera, a beneficio dello sviluppo, degli imprenditori onesti e di tutta la società siciliana".
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha inviato un messaggio di congratulazioni al capo della Polizia Antonio Manganelli: "Esprimo i miei più vivi rallegramenti, a lei e a tutte le Forze dell'ordine, per il brillante risultato conseguito nell'importante operazione che ha portato all'arresto di quattro esponenti di spicco della criminalità organizzata siciliana".
"Si tratta di un successo dello Stato, della legalità civile e di tutti i cittadini onesti", ha detto il premier.
"NON ABBASSARE LA GUARDIA"
Per il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che invita a "non abbassare la guardia", "l'arresto di oggi, a pochi chilometri da Palermo, significa che purtroppo Cosa Nostra è ancora operativa ma che può essere battuta grazie all'impegno e alla professionalità del pool antimafia e delle forze di polizia cui va il ringraziamento e la riconoscenza di tutto il Paese".
Nel marzo 2005 la polizia aveva arrestato 84 persone accusate di far parte dell'organizzazione guidata da Salvatore Lo Piccolo.
Nell'aprile 2006 era stato arrestato invece Bernardo Provenzano, latitante da 43 anni e ritenuto il "capo dei capi" della mafia.
Resta ancora in libertà Matteo Messina Denaro, 45 anni, ricercato dal 1993 per vari reati tra cui associazione a delinquere e strage.....
Oltre a Lo Piccolo, 65 anni, accusato di essere il capo del mandamento mafioso di Resuttana San Lorenzo, gli agenti hanno arrestato il figlio Sandro, anch'egli latitante e che secondo gli inquirenti sarebbe uno dei capi emergenti della mafia, e due altri presunti esponenti mafiosi, Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo, rispettivamente indicati come "reggenti" di Brancaccio e di Carini.
Due persone, proprietari della casa dove sono stati bloccati i Lo Piccolo, sono stati arrestati per favoreggiamento, ma i loro nomi non sono stati resi noti dalla polizia.
L'operazione è scattata intorno alle 9.30 di oggi a Giardinello, una località nel Comune di Carini, a pochi chilometri dal capoluogo siciliano. Gli agenti della "sezione catturandi" hanno circondato la villetta dove padre e figlio si nascondevano, intimando la resa. I due si sono barricati nel garage, ma quando gli agenti hanno sparato alcuni colpi di avvertimento si sono arresi senza provare a reagire -- come del resto non hanno reagito neanche i due altri esponenti mafiosi, uno dei quali aveva una pistola su di sé.
In casa, gli inquirenti hanno trovato armi, soldi e alcuni "pizzini", messaggi personali destinati a sottoposti e conoscenti, lo stesso sistema usato per anni da Provenzano per comunicare con l'organizzazione e i suoi complici.
Al momento di essere ammanettati e trasferiti in carcere, dicono fonti della polizia, Sandro Lo Piccolo è scoppiato in singhiozzi e ha gridato "ti amo, papà" al padre Salvatore.
QUASI 25 ANNI DI LATITANZA.
La latitanza di Salvatore Lo Piccolo, nato a Palermo nel luglio del 1942, era cominciata nel 1983. Nel 1992 era stato diramato un mandato di cattura internazionale. Dal 1998 l'uomo era ricercato anche per concorso in omicidi, omicidio, associazione di tipo mafioso e altri reati.
Il figlio Sandro, 32 anni, condannato all'ergastolo, era ricercato a livello internazionale dal 2000. Dal 1998 era nel mirino degli investigatori per omicidio e altre accuse. Dal 2001 per i reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione.
Padre e figlio erano inseriti nella lista dei "latitanti di massima pericolosità" della polizia criminale.
L'arresto di Lo Piccolo è stato salutato con soddisfazione dal ministro dell'Interno Giuliano Amato.
"E' un risultato di straordinaria importanza", ha detto il numero uno del Viminale in una nota. "E' un risultato importante perché, dopo le operazioni che hanno portato all'arresto di Provenzano e poi dei suoi più stretti collaboratori, dimostriamo di riuscire a colpire ripetutamente i vertici di Cosa Nostra. E nessuna organizzazione può sopravvivere a lungo ritrovandosi continuamente senza i propri vertici. Non dare tregua alla mafia vuol dire proprio questo".
Amato ha ricordato che "i boss Lo Piccolo erano un punto di riferimento diretto della rete che esercita il controllo sull'apparato economico siciliano. Colpire questa rete è e resta fondamentale. Da oggi l'economia siciliana può sentirsi un po' più libera, a beneficio dello sviluppo, degli imprenditori onesti e di tutta la società siciliana".
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha inviato un messaggio di congratulazioni al capo della Polizia Antonio Manganelli: "Esprimo i miei più vivi rallegramenti, a lei e a tutte le Forze dell'ordine, per il brillante risultato conseguito nell'importante operazione che ha portato all'arresto di quattro esponenti di spicco della criminalità organizzata siciliana".
"Si tratta di un successo dello Stato, della legalità civile e di tutti i cittadini onesti", ha detto il premier.
"NON ABBASSARE LA GUARDIA"
Per il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che invita a "non abbassare la guardia", "l'arresto di oggi, a pochi chilometri da Palermo, significa che purtroppo Cosa Nostra è ancora operativa ma che può essere battuta grazie all'impegno e alla professionalità del pool antimafia e delle forze di polizia cui va il ringraziamento e la riconoscenza di tutto il Paese".
Nel marzo 2005 la polizia aveva arrestato 84 persone accusate di far parte dell'organizzazione guidata da Salvatore Lo Piccolo.
Nell'aprile 2006 era stato arrestato invece Bernardo Provenzano, latitante da 43 anni e ritenuto il "capo dei capi" della mafia.
Resta ancora in libertà Matteo Messina Denaro, 45 anni, ricercato dal 1993 per vari reati tra cui associazione a delinquere e strage.....
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